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Il fegato è un organo essenziale per la nostra salute: assolve a tantissime funzioni, tra cui quella di depurare il sangue non solo dalle sostanze esogene  tossiche  con cui veniamo in contatto (virus, tossine batteriche e agenti inquinanti) ma anche dalle sostanze di rifiuto del nostro metabolismo (cataboliti): una parte di essi deriva dalla trasformazione che il nostro organismo ha effettuato sugli alimenti. Alcuni di questi intermedi di trasformazione “appesantiscono” il fegato stesso proprio come la sporcizia andrebbe ad intasare un filtro depuratore.  Il mondo della fitoterapia ci viene sicuramente in aiuto per una “terapia d’urto“ ad esempio quando a seguito delle feste natalizie sappiamo di avere esagerato nella quantità e nella qualità del cibo. Tuttavia esistono diverse cattive abitudini, che fanno parte della routine quotidiana di molti, che possono aumentare il rischio di danni al fegato senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. All’inizio, infatti, i sintomi non sono evidenti, ma col passare del tempo possono davvero incidere pesantemente sul nostro benessere. Ricordate che se il fegato non funziona correttamente, nemmeno il nostro organismo (e di conseguenza la salute in generale) può funzionare bene.

 Per tenere in buona salute il fegato è importante:

  1. Evitare l’eccessivo lavoro del fegato, che giornalmente è occupato in quasi 500 funzioni: per questo bisogna fare attenzione all’alimentazione e al consumo di alcol.
  2. Evitare l’eccesso di sale raffinato.
  3. Aumentare l’attività fisica. La mancanza di attività fisica mette a repentaglio la salute del fegato.
  4. Non abusare  dei farmaci .
  5. Evitare le emozioni forti che fanno male al fegato: la rabbia, la gelosia, lo stress, le preoccupazioni, ecc.

Andiamo ad approfondire questi aspetti.

1. ALIMENTAZIONE. In generale non eccedere in alcuna delle classi nutrizionali a scapito delle altre, assumere frutta e verdura quotidianamente, evitare fritti  e grassi saturi, bere da 1 a 2 litri di acqua al giorno sono  le raccomandazioni alimentari  ottimali per la salvaguardia del fegato. Altrettanto importante è però la frequenza del pasti. L‘ayurveda, la più antica scienza della salute, ritiene che mangiare prima di aver digerito il pasto precedente costituisca una delle maggiori cause di malattia epatica. Abitudini alimentari irregolari, conseguenti anche ad uno stile di vita frenetico, tra cui il consumo di cibo fuori pasto e gli spuntini di mezzanotte, disturbano notevolmente i ritmi biologici ben regolati dell’organismo: la maggior parte delle importanti secrezioni ormonali del corpo dipende infatti da cicli regolari di alimentazione, sonno e veglia. Per esempio la produzione della bile, dei succhi gastrici ed  intestinali necessari a decomporre i cibi nelle macromolecole nutritive di base, aumenta in modo naturale durante il mezzogiorno ora in cui raggiunge il proprio picco (in medicina ayurvedica si parla di fuoco digestivo). Ciò suggerisce che è meglio consumare il pasto principale intorno a quest’orario. Al contrario la capacità digestiva dell’organismo risulta notevolmente diminuita durante le ore mattutine e serali. Se giorno dopo giorno inoltre, i pranzi consistono principalmente in spuntini, la cistifellea non ha motivo di “spremere” il suo contenuto (bile) nell’intestino e lascia pertanto indietro abbastanza bile  per la formazione dei calcoli epatici. Inoltre consumare solo spuntini a pranzo porta a insufficienze nutrizionali spesso espresse attraverso un frequente desiderio di cibi o bevande che promettono un aumento veloce dell’energia tra cui dolci, pasticcini, pane, cioccolato, caffè, bibite gassate ecc. Ingerire qualcosa un’ora dopo il pasto costringe lo stomaco a lasciare il cibo assunto in precedenza semidigerito, per occuparsi invece di quello appena ingerito. Discorso analogo vale per il pasto serale: le secrezioni di bile ed enzimi digestivi sono notevolmente ridotte dopo le ore 18. Per questo motivo un pasto a base di cibi grassi o fritti o carico di proteine non può essere digerito bene successivamente a questo orario, per tanto diventerà fonte di deposito di scarti tossici nell’intestino. I cibi non digeriti rappresentano sempre una causa di congestione prima nel tratto intestinale, successivamente nella linfa e quindi nel sangue.

I danni causati dall’alcol, proporzionali alle quantità consumate e alla durata dell’abuso, sono silenziosi per molti anni, ma per lungo tempo reversibili. D’altra parte, è molto difficile far sospendere l’assunzione di alcolici ai forti bevitori. Inoltre, è molto difficile stabilire una “dose giornaliera sicura”, poiché i danni possono dipendere anche da altri fattori, come lo stile di vita. Gli esperti sono comunque concordi nel dire che, in assenza di altri fattori di rischio per malattia epatica, l’assunzione di un bicchiere di vino (o un boccale di birra) a pasto per l’uomo – un po’ meno per la donna – possa essere considerata una dose a basso rischio.

2. SALE. Quando parliamo di problemi legati all’eccessiva assunzione di sale (ipertensione arteriosa  ad esempio) parliamo in modo generale, senza fare distinzione fra sale raffinato e sale grezzo o naturale. Il classico sale che popola la maggior parte delle nostre tavole, non è sale puro ma bensì raffinato privato di sostanze nutritive essenziali importantissime. Infatti il sale naturale (sia  il marino che  il salgemma ottenuto per estrazione nei giacimenti di cloruro di sodio allo stato solido, in grotte che, generalmente, sono ciò che resta di antichi mari) contiene 80 minerali essenziali tra cui magnesio, potassio  iodio e zinco, mentre quello chimico contiene solo cloruro e sodio. Il sale integrale aiuta il nostro corpo a digerire i carboidrati, e fa lavorare meglio reni e fegato: in presenza di sale integrale la saliva e le secrezioni gastriche scindono più facilmente i carboidrati. Il sale integrale, a differenza di quello chimico, aiuta i liquidi del nostro corpo ad attraversare le membrane, e quindi ad evitare il ristagno dei liquidi. Al contrario il sale raffinato bianco essendo  trattato con degli essiccanti ha perso questa capacità di mescolarsi o combinarsi con i liquidi del nostro corpo ed è responsabile del loro ristagno con le conseguenze che conosciamo (ipertensione arteriosa, ritenzione idrica, calcoli biliari): un tale processo di raffinazione ha trasformato un prodotto naturale in un prodotto tossico! Nella nostra alimentazione c’è troppo sale e andrebbe notevolmente diminuito ma non solo, anche sostituito con quello integrale. Il sale grezzo invece non ha subito un processo chimico così invasivo e rimangono al suo interno i minerali naturali diversi in base alla zona dove viene estratto e questi gli conferiscono  la colorazione caratteristica (sale dell’Himalaya ROSA , sale marino celtico  GRIGIO).

3. ATTIVITA’ FISICA. L’attività fisica è salutare sotto molti punti di vista. Il giusto movimento ha un effetto positivo su svariate attività metaboliche: per esempio, contribuisce a normalizzare il livello dei trigliceridi, sostanze che derivano dai grassi alimentari (ma anche da un eccesso di zuccheri) e che possono accumularsi nelle cellule epatiche danneggiandole (fegato steatosico o grasso). Un esercizio fisico regolare, inoltre, aumenta il consumo calorico e, quindi, evita che si accumuli un eccesso di lipidi nel tessuto adiposo periferico così come nel fegato.

4. FARMACI. Non abusare nell’uso dei farmaci e non assumere dosi più elevate di quelle prescritte dal medico o indicate nel foglietto illustrativo. Si deve ricordare che quasi tutti i farmaci sono elaborati dal fegato. Esiste la possibilità, quindi, che le cellule epatiche ne vengano danneggiate, specie in caso di assunzioni prolungate o, comunque, quando si superano le dosi che il fegato è in grado di smaltire. Non mischiare mai differenti farmaci senza il consiglio del medico o del farmacista, e non assumere mai alcolici e farmaci insieme; la loro combinazione può risultare molto tossica per il fegato.

5. STRESS. Uno stile di vita stressante può alterare, tra le altre cose, la formazione della bile causando la formazione di calcoli epatici. Se non ci si concede o non si ha abbastanza tempo per se stessi ci si sente sotto pressione. Una continua pressione genera una frustrazione che finisce per trasformarsi in rabbia che, a sua volta, è un indice di grave stress. La rabbia ha un forte effetto sul corpo e questo può essere misurato dalle quantità di adrenalina e noradrenalina secrete nel sangue dalle ghiandole surrenali. Si attivano sotto l’azione di entrambe una serie di risposte in tutto l’organismo che si riassumono con combatti e fuggi.  Questi ormoni aumentano la frequenza e la forza del battito cardiaco, la pressione del sangue, e restringono i vasi sanguigni nelle ghiandole escretorie dell’apparato digerente tra cui anche il fegato. Questi ormoni limitano il flusso dei succhi gastrici dello stomaco e della bile, ritardano la peristalsi, l’assorbimento del cibo e inibiscono l’eliminazione di urina e feci. Così ogni parte del corpo soffre, ovviamente anche il fegato e la colecisti. Questo effetto congestionante, risultante dalla risposta a uno stress, genera malessere a livello cellulare che è avvertito come un disturbo emotivo. Lo stress cronico oggi è ritenuto il responsabile dell’85-95 % di tutte le patologie comunemente dette psicosomatiche. Le malattie indotte dallo stress infatti, non richiedono solo una depurazione del fegato, del colon e  dei reni ma anche di tecniche di rilassamento  come lo yoga, il tempo trascorso con la natura e con gli animali, la produzione o l’ascolto di musica, l’esercizio fisico, ecc .

Una buona norma, per tenere sotto controllo la salute del proprio fegato è l’eseguire un controllo sul sangue dei livelli di alcuni enzimi epatici che, in genere, si alterano quando l’organo è sofferente.

Primi tra tutti le transaminasi (soprattutto le GPT o ALT). Se le loro concentrazioni risultassero al di fuori dei valori considerati normali, è necessario indagare sulla causa. In questo modo, è molto più facile individuare precocemente un disturbo al fegato e correre subito ai ripari.

Dott.ssa Cristina